C’è un fascino particolare nei viaggi invernali e noi cerchiamo sempre di non farceli mancare. I luoghi si svuotano, l’aria si fa frizzante e ogni angolo del mondo sembra mostrarsi in una veste più autentica, più intima. A gennaio del 2024 siamo partiti verso ovest, verso la Francia. Destinazione? Un itinerario tra Provenza, Camargue e Nuova Aquitania che ci ha regalato scorci poetici, vini eccezionali, città d’arte e sapori indimenticabili.

Arles

Partiti da Piacenza in un freddo mattino di gennaio, abbiamo attraversato le Alpi e lasciato alle spalle l’Italia, diretti verso la nostra prima tappa francese: Arles. Città della luce, della pietra bionda e dei colori intensi che stregarono Vincent Van Gogh. Nonostante l’aria invernale e il cielo lattiginoso, Arles ci ha accolto con il suo fascino sobrio, il suo silenzio ovattato.

La nostra visita è iniziata proprio sulle tracce di Van Gogh, che visse qui tra il 1888 e il 1889 e dipinse oltre 300 opere. Tra i luoghi più iconici:

  • Place du Forum e il celebre Café de la Nuit, che ispirò uno dei suoi quadri più famosi. Il locale esiste ancora, giallo come allora, anche se un po’ turistico,
  • L’Espace Van Gogh, antico ospedale cittadino, è oggi un centro culturale. Nel cortile interno, il giardino è stato ricreato seguendo il celebre dipinto “Il giardino dell’ospedale di Arles”. Anche d’inverno, mantiene un fascino silenzioso e struggente.
  • Il Ponte di Langlois, detto anche “Ponte di Van Gogh”, oggi ricostruito, richiama le scenografie di una Provenza rurale che non c’è più, ma che vive nelle sue tele.

Ma Arles è anche una città romana, e vanta alcuni tra i più importanti siti archeologici di tutta la Francia. Imperdibili:

  • L’Anfiteatro romano (Les Arènes), costruito nel I secolo, ancora oggi utilizzato per eventi e spettacoli. Salite sulle gradinate per avere una vista mozzafiato sui tetti della città.
  • Il Teatro Antico, a pochi passi, è più piccolo ma altrettanto suggestivo, soprattutto al tramonto.
  • I Criptopòrtici del Foro, una rete sotterranea di gallerie che un tempo sostenevano la piazza del foro romano: camminarci dentro è un viaggio nel tempo.

Abbiamo trascorso solo una notte ad Arles, ma è bastata per lasciarci una promessa: torneremo in primavera, per vederla fiorire.

Bassin d’Arcachon

Il giorno dopo abbiamo puntato dritti verso l’Atlantico, attraversando campagne e pinete fino ad arrivare ad Arcachon, deliziosa cittadina di mare nel cuore della Costa d’Argento. Ci siamo fermati qui due notti, scegliendola come base per festeggiare Capodanno in modo diverso, tra natura e buona tavola.

Dune du Pilat

La nostra esplorazione è iniziata da una delle meraviglie naturali più incredibili d’Europa: la Dune du Pilat. Alta fino a 110 metri e lunghe circa 3 km, è la duna sabbiosa più alta del continente. In inverno, senza turisti, è qualcosa di irreale: un deserto affacciato sull’oceano, una montagna mobile di sabbia spazzata dal vento.

La salita è faticosa ma emozionante, e dalla cima si apre una vista mozzafiato: da un lato, il blu intenso del Bassin d’Arcachon; dall’altro, l’immensa pineta delle Landes de Gascogne. In cima, abbiamo trovato un silenzio quasi sacro, rotto solo dal fruscio del vento tra i granelli.

Arcachon

Il giorno successivo ci siamo goduti Arcachon stessa, elegante e tranquilla nel suo letargo invernale. Divisa in “città stagioni” (Ville d’Hiver, Ville d’Été, d’Automne e de Printemps), offre scorci deliziosi e ville Belle Époque immerse tra pini e ortensie.

Non perdetevi:

  • Il Parc Mauresque, ideale anche con il cane al guinzaglio, da cui si ha una bella vista sulla città.
  • La promenade del lungomare, con le sue cabine da bagno retrò e i moli che si allungano sull’acqua.
  • Il mercato coperto di Arcachon, perfetto per uno spuntino a base di formaggi e prodotti locali.

Itinerario del Bassin

Il nostro ultimo giorno in zona lo abbiamo dedicato a un itinerario costiero lungo il Bassin d’Arcachon, una vasta laguna semichiusa famosa per le ostriche. Ogni piccolo villaggio ha il suo carattere: Gujan-Mestras, Andernos-les-Bains, Cap-Ferret…

Abbiamo visitato uno degli allevamenti di ostriche lungo la costa: baracche colorate affacciate sull’acqua, reti di coltura, ostriche fresche servite con pane nero, limone e burro salato. Qui si mangia a pochi metri dall’oceano, in un silenzio rotto solo dalle onde e dal volo dei gabbiani. Un’esperienza che unisce gusto e paesaggio, da fare assolutamente fuori stagione.

Bordeaux

Arrivati a Bordeaux, abbiamo subito avvertito quella vibrazione tipica delle grandi città francesi: eleganza, cultura e un tocco bohémien. Bordeaux in inverno è placida ma viva, e noi, viaggiando con la nostra piccola Holy, abbiamo deciso di scoprirla rigorosamente a piedi. Due notti qui ci hanno permesso di esplorarne l’essenza, tra arte, architettura e, ovviamente, vino.

Giorno 1: itinerario a piedi nel cuore della città

Abbiamo iniziato il nostro percorso da Place Gambetta, uno degli snodi storici della città, con la sua forma ottagonale e i caffè eleganti. Da lì ci siamo inoltrati verso il cuore medievale di Bordeaux, con una lista di tappe imperdibili:

  • La Basilique Saint-Seurin, una delle chiese più antiche della città, risalente al V secolo, con una cripta affascinante che custodisce sarcofagi paleocristiani.
  • Il Palais Gallien, ovvero i resti di un anfiteatro romano nascosti tra le case: silenzioso e suggestivo, uno dei luoghi più sorprendenti.
  • L’Opéra Nationale, vero gioiello neoclassico, che domina Place de la Comédie con le sue colonne monumentali. Qui si respira il respiro ampio della cultura.
  • La Cathédrale Saint-André, gotica e imponente, accanto alla Tour Pey-Berland: se non siete con un cane, salite sulla torre per una vista spettacolare su Bordeaux.
  • Il Pont de Pierre, uno dei simboli della città, voluto da Napoleone e decorato con 17 archi, tanti quanti le lettere del suo nome.
  • L’Hôtel de Ville e la Grosse Cloche, torre campanaria medievale perfettamente conservata, che sembra uscita da una fiaba.
  • La Basilique Saint-Michel, slanciata e potente con il suo campanile a guglia che domina il quartiere omonimo, vivace e multiculturale.
  • Il Port Cailhau, antica porta cittadina in stile gotico-rinascimentale, affacciata sul Garonna: uno dei punti fotografici più belli.
  • Infine, Place de la Bourse, la piazza più iconica di Bordeaux, con il suo famoso Miroir d’Eau, lo specchio d’acqua più grande del mondo, che riflette i palazzi creando un gioco di luci e simmetrie.

Durante il cammino, ci siamo concessi una pausa golosa con i classici canelé bordolesi: dolcetti caramellati fuori e morbidi dentro, profumati di vaniglia e rum. Una coccola perfetta per i viaggiatori d’inverno.

Giorno 2: Cité du Vin, arte immersiva e street culture

Il secondo giorno è stato dedicato al vino e all’arte in tutte le sue forme. La mattina l’abbiamo trascorsa alla Cité du Vin, il moderno e spettacolare museo del vino di Bordeaux. L’edificio stesso è un’opera architettonica avveniristica, che ricorda un decanter in movimento o un vortice d’uva. All’interno, un percorso multimediale interattivo esplora la storia del vino nel mondo, le tecniche di vinificazione, le culture legate al vino e offre esperienze sensoriali indimenticabili. Inclusa nel biglietto, anche una degustazione finale con vista panoramica sulla città. Per due appassionati come noi, è stato un piccolo paradiso.

Nel pomeriggio, ci siamo spostati ai Bassins des Lumières, ex base sottomarina tedesca trasformata in centro d’arte digitale. Le pareti in cemento si trasformano in enormi tele vive, con proiezioni immersive di mostre temporanee: noi abbiamo assistito a una straordinaria rassegna su Klimt, accompagnata da musica e riflessi sull’acqua. Un’esperienza potente ed emozionante.

Abbiamo concluso la giornata al Darwin Écosystème, ex caserma militare riqualificata in spazio creativo e alternativo: ci si trovano laboratori di bici, coworking, bar biologici, street art ovunque e una community vibrante. Perfetto per uno spuntino informale o una birra artigianale.

Saint Émilion

Lasciata Bordeaux, abbiamo raggiunto Saint-Émilion, borgo incantevole incastonato tra vigneti Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Siamo arrivati nel pomeriggio, giusto in tempo per goderci la luce dorata che colora le pietre delle case e delle chiese romaniche.

Il borgo è un labirinto di viuzze in salita, scalinate e piazzette nascoste. Imperdibile la visita alla Eglise Monolithe, una chiesa scavata interamente nella roccia, unica al mondo, con colonne scolpite nella pietra e un’atmosfera quasi surreale. Il Clocher de l’église, il campanile che svetta sulla città e offre una vista straordinaria sui vigneti circostanti.

Abbiamo passeggiato fino al pomeriggio, poi ci siamo fermati ad assaggiare i famosi macarons di Saint-Émilion, che qui hanno una ricetta tradizionale ben diversa da quelli parigini: meno colorati, più rustici, profumati di mandorla e zucchero.

Il pomeriggio esplorato la zona e poi abbiamo partecipato a una degustazione privata al Château Chantenac, piccola tenuta a conduzione familiare, dove ci hanno accolti con passione e generosità. I rossi di Saint-Émilion sono strutturati, avvolgenti, perfetti per chi ama i vini complessi. Un’esperienza che ci porteremo nel cuore (e un paio di bottiglie nel bagagliaio dell’auto!).

Avignone

Sulla via del ritorno abbiamo fatto tappa ad Avignone, altra città dalla storia imponente. Pioveva, purtroppo, ma siamo riusciti comunque a esplorare il centro a piedi, guidati dall’ombra dei Papi che la scelsero come sede pontificia nel XIV secolo.

Il protagonista assoluto è il Palais des Papes, una delle più grandi costruzioni gotiche d’Europa. Le sue torri svettano sul Ródano come una fortezza. All’interno si visitano cappelle affrescate, cortili monumentali e sale austeramente affascinanti. Anche solo l’esterno, avvolto nella nebbia e sotto la pioggia, è capace di suggestionare.

Abbiamo camminato lungo le rue des Teinturiers, antica via dei tintori, dove ancora oggi si vedono le ruote dei mulini ad acqua. Purtroppo, il celebre Pont Saint-Bénézet, il ponte “a metà” che ha ispirato la famosa canzone francese, l’abbiamo visto solo da lontano per via del maltempo. Ma anche così, Avignone ci ha regalato una bellezza d’altri tempi, malinconica e solenne.

Saintes Maries de la Mer

L’ultima tappa è stata una sorpresa. Abbiamo raggiunto Saintes-Maries-de-la-Mer, nel cuore della Camargue, e siamo stati travolti da una natura potente, ancestrale. Distese di praterie, acqua, vento, e soprattutto cavalli bianchi che galoppano liberi e fenicotteri rosa che punteggiano le saline: sembrava un sogno.

Il borgo marinaro è piccolo ma affascinante: un reticolo di case bianche, barche ormeggiate, viuzze sabbiose e una forte identità gitana. Nella Chiesa fortificata di Notre-Dame-de-la-Mer si trova la cripta di Santa Sara, protettrice dei gitani, che ogni anno attira pellegrini da tutta Europa.

Qui, sull’oceano, con il vento tra i capelli e Holy che correva sulla sabbia, abbiamo chiuso il nostro viaggio. Un inverno francese che ci ha scaldato il cuore, tra pietre antiche, calici di vino e natura selvaggia.

Questo itinerario tra Provenza, Camargue e Nuova Aquitania è stato un viaggio pieno di sfumature: culturali, enogastronomiche e naturalistiche. Ogni tappa ha avuto un’anima diversa, ma tutte hanno condiviso quella bellezza autentica che solo i viaggi fuori stagione sanno regalare.

Se cercate un’idea per un viaggio on the road diverso, meno turistico e più vissuto, prendete una mappa, scegliete gennaio, e partite. La Francia d’inverno vi aspetta, silenziosa e splendida.

Ioviaggiocosi.
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